Girasoli e fumetti - Suncokreti i stripovi

Quando ero bambina la Jugoslavia era per me il paese dei girasoli, delle automobili stracariche dei turchi di Germania e dell’avventura. Ho percorso per quattordici o quindici volte quella che veniva chiamata “l’autostrada della fratellanza” da Ljubljana a Belgrado, per poi continuare fino a Salonicco, ed ogni viaggio succedeva qualcosa di memorabile. Era il viaggio, quello vero.
Ora quel viaggio è diventato qualcosa di diverso. Non si ha più l’impressione di percorrere la vertebra di un paese dinosauro, ma si attraversano tanti piccoli stati che si assomigliano, ma hanno deciso di sostare sulle proprie differenze.
La generazione che oggi ha sedici, diciotto anni non ricorda nulla del paese che fu la Jugoslavia. Bastano questi anni perché si perda la memoria di un’identità, anche se l’ideologia purtroppo ogni tanto ne recupera a suo consumo gli elementi peggiori. Ho visto giovanissimi nazionalisti ricoprirsi di simboli ibridi in questi paesi, a metà tra la nostalgia titina e il neofascismo di Arkan. La confusione dei simboli (e purtroppo anche del pensiero) è a volte totale.
La generazione che si presenta in mostra è in un certo senso la generazione ponte. È nata tra il prima e il dopo, ha la memoria della Jugoslavia, ma è stata adulta nella Former Jugoslavia. Sono in grado di riandare con un velo di nostalgia alla propria infanzia, proprio perché infanzia e parte dell’epoca del ricordo più dolce, senza per questo smettere di criticare i retaggi peggiori lasciati dal vecchio paese. Allo stesso tempo indossano gli occhiali della criticità verso il contemporaneo, senza però essere nostalgici.
Questo non significa che le storie a fumetti parlino sempre e direttamente di politica, di fatti di cronaca, di critica sociale. La libertà espressiva del tratto e dei temi affrontati è totale. Ed è data da un’importante tradizione di cui loro sono gli eredi.

Certo Zograf è diventato famoso negli anni ’90 a seguito del bombardamento della sua cittadina, Pancevo, e delle lettere e delle storie a fumetti che venivano pubblicate negli USA e poi anche in Italia, mentre la NATO gettava i cosiddetti missili intelligenti. Ma Zograf era attivo già dalla fine degli anni ’80 e grazie a questa sua precedente attività aveva contatti con numerosi disegnatori nel mondo.
Veniva pubblicato all’epoca su pubblicazioni di piccola tiratura (come la storia “Cervello e cuore” o “Not a Sad Story about Death” in mostra) o in autoproduzioni, ma gli elementi fondamentali del suo stile erano già tutti presenti in nuce. Lo sguardo disincantato e stupito, la soggettiva forte con cui il lettore si trova a guardare e leggere le storie, il tratto che riprende un certo modo di disegnare dei naif. Tutto questo era già presente anche allora.
Sicuramente lo scarto nella produzione a fumetti è stato di altro tipo, ovvero nel mettere se stesso al centro della narrazione delle proprie storie. Tale aspetto è diventato un tratto peculiare del disegnatore serbo proprio a seguito dei bombardamenti. L’incredulità di fronte a quanto stava vivendo e la necessità di raccontare il procedere della quotidianità nella rottura delle regole “non scritte” del tempo di guerra lo spinsero a scegliere di diventare lui stesso il personaggio principale dei suoi fumetti. Egli in questo modo desiderava sottolineare il forte sguardo soggettivo (non puntava alla cronaca giornalistica o storica) e acuiva sicuramente allo stesso tempo la percezione di realtà di quanto stava raccontando, visto che una delle cose che si perde più presto quando si sta in guerra è la cognizione di cosa accada al nemico e dove stia la verità dell’informazione. Quindi comparivano sia il senso del limite (vi racconto questa storia unicamente dal mio modesto punto di vista), sia della veridicità (è la mia vita e io ci sono dentro).
Questa modalità narrativa è poi diventata la cifra stilistica del lavoro di Zograf, sia che lui ci racconti brevi e fulminanti frammenti delle città che visita, sia che ci faccia irrompere nei suoi sogni.
La forte soggettività e tensione emotiva della narrazione è comune in tutti gli autori serbi presentati, a prescindere dallo stile grafico. C’è di comune questo sguardo obliquo, irridente verso la “normalità”. È come se fosse sempre prevedibile l’inimmaginabile. Probabilmente è il portato della loro generazione.
L’irrazionalità del reale irrompe continuamente nel lavoro di Wostok, senza diventare però mai banale rovesciamento del mondo “normale”. Ci sono inoltre continue intrusioni letterarie, citazioni nascoste, allusioni al mondo folclorico e alle tradizioni balcaniche: tutto ciò non diventa mai pedanteria, ma prevale sempre un’attenzione irridente alla realtà o alle sue possibili metafore.
Wostok è della stessa generazione di Zograf e ne condivide alcune peculiarità. Proviene anche lui da una piccola cittadina della Vojvodina, è anche lui un cultore di territori non propriamente razionalisti (Zograf è affascinato dall’ipnagogia, mentre Wostok si interessa di astrologia, che non vuol dire le previsioni settimanali…). Entrambi hanno in comune un segno che deve molto alla tradizione figurativa popolare. Ci sono però anche molte differenze: il racconto di Wostok non è centrato sulla soggettività autobiografica, ma ha come spunti testi narrativi e letterari della tradizione colta. In essi l’autore inserisce sempre aspetti per certi versi surreali, ironici e umoristici. In particolare è l’umorismo che caratterizza il racconto, inteso nel senso pirandelliano, cioè come elemento che permette di svelare aspetti nascosti del mondo.
In mostra ci sono anche gli autori più giovani di questa scena particolarmente fertile: Maja Veselinovic è un’autrice poliedrica, che opera sia come illustratrice che come fumettista. Ha vinto numerosi premi, e continua ad essere attiva anche come collaboratrice di fanzine e webzine. Il suo disegno ha quella qualità della sintesi difficile da trovare fuori dalla cerchia dei veri illustratori e allo stesso tempo sa raccontare con respiro e delicatezza sia storie di vita quotidiana che brevi e folgoranti pamphlet che ironizzano sulle debolezze femminili (come ad esempio la breve storia “Fitness”). Anche in questa autrice il possibile e il reale si fondono creando un immaginario critico e che amplia notevolmente il nostro modo di comprendere il reale. Un tema a lei caro è quello del meta – fumetto: e forse la sua storia “I fumetti fanno bene al tuo cervello” è una di quelle che meglio analizzano, senza bisogno di noiosi saggi, quale sia l’opinione di Maja a proposito…
Sasa Mihajlovic, classe 1978, è un autore molto noto anche nel mondo musicale perché ha disegnato varie copertine di gruppi di culto. Il suo immaginario pop si scontra con storie che nulla regalano alla melassa e non sono per niente superficiali o sdolcinate. Agrodolci, direi. Sono strisce popolate di coniglietti, funghi, robottini, cuori e altre forme suadenti. Eppure non c’è niente di stucchevole nelle vicende delle sue forme.
Mr. Stocca invece abita un luogo fatto di forme più inquiete e inquietanti. Il suo è un pop che ha avuto sentore degli anni ’80 e che ricorda per capacità metamorfica e visionaria il francese Blanquet. Il paradossale compare e diviene immagine e parte del racconto, ricordandoci che la fantasia è un elemento indissolubile del disegno.
Letac infine è un autore che ben rappresenta quel mondo al confine tra sperimentalismo musicale e fumetto. Egli è stato allievo dell’originale esperienza di laboratorio di Zograf “Cucina” (chiamata così perché si riunivano proprio nella cucina dell’autore serbo). Le sue prime storie raccontano una personale visione dei bombardamenti Nato, meno famosa di quella di Zograf, ma non meno interessante. Il suo rapporto con il “maestro” si materializza nel fatto che a volte Zograf è anche personaggio delle sue storie, ma egli ha un tratto personale e libero.

Il contesto e l’humus dell’ambiente bosniaco dei disegnatori presentati a Sarajevo, insieme alla selezione di autori italiani, è invece completamente diverso.
La Bosnia Erzegovina sconta un problema editoriale comune a molti piccoli paesi. Un pubblico di lettori troppo esiguo per permettere al fumetto progetti editoriali di sperimentazione o ricerca: il fumetto infatti ha costi di produzione troppo alti per piccole tirature. Eppure, anche di fronte a queste difficoltà, questa forma narrativa ed artistica esiste ed è portata avanti da singoli autori  e dal gruppo riunito intorno al progetto Stripopeka. Inoltre nel passato ci sono state numerose esperienze fanzinare, difficili da catalogare e recuperare.
Stripopeka è soprattutto un progetto editoriale sul Web, uno strumento che permette ampia visibilità e ridotti costi di produzione. Raccoglie ed espone storie di autori bosniaci da tutto il territorio.
Un territorio dove non ci sono scuole di fumetto, ma esiste una tradizione e una formazione grafica accademica. Chi fa fumetto lo fa perché è riuscito in qualche modo a leggere qualcosa. Certo le letture sono tutte vincolate a lingue altre e spesso orientate alla produzione mainstream (manga e fumetto popolare americano) e questo limita in parte le scelte espressive che rimangono più ancorate a modalità tradizionali di disegno.
Quello che colpisce di più è però la scelta tematica che si incentra sostanzialmente su storie sentimentali, incontri brevi ed intensi, scorci di vita quotidiana. Alcuni, come Boris Stapic, lavorano per grandi ditte come grafici e visual designer, ma non disdegnano le storie disegnate. Filip Andronik, che è invece uno dei fondatori di Stripopeka, si cimenta sia su personaggi supereroistici che su storie umoristiche che sottolineano le contraddizioni della quotidianità. Majo Pavlovic è anche lui di solida formazione grafica, ottime qualità che si riscontrano anche nei suoi lavori a fumetti. Sasa Peric è sia pittore che disegnatore di fumetti e tale doppia identità si ripercuote nella sua produzione fumettistica.
L’aspetto che accomuna questi autori tutto sommato molto diversi tra loro per stile è l’urgenza di cimentarsi nella storia a fumetti. Un’urgenza che ovviamente non nasce da finalità commerciali, ma da pura e semplice passione. Il luogo pulito, scevro da altre finalità, dove essere se stessi.

Due delle tre mostre realizzate, quella di Sarajevo e quella di Belgrado, ospitano anche una selezione di autori italiani. Pur essendo diversi tra loro, sono accomunati da un comune retaggio undeground, simile per molti versi ai disegnatori serbi. Da Baronciani, musicista oltre ad essere disegnatore, che ha realizzato il libro prima spedendo le storie via posta alle persone che si abbonavano al suo progetto fino a Vanna Vinci, autrice di culto della casa editrice Kappa, ci sono molte declinazioni delle ultime tendenze in atto nel fumetto d’autore italiano.
Non si tratta però di una semplice selezione compilatoria o di un’operazione di importazione italiana all’estero: questi autori hanno tutti già avuto un contatto precedente con i paesi dell’Ex Jugoslavia. Squaz e Costantini hanno pubblicato prima su Stripburger che sulle riviste italiane, molti di loro sono stati esposti a GRRR!, il festival curato negli anni passati da Zograf a Pancevo e comunque c’è da anni una sorta di micro comunità di scambio di storie, informazioni, mostre, ecc. che valicano l’Adriatico e superano i cosiddetti ponti creati da progetti internazionali o istituzionali. Difatti tali rapporti si sono realizzati esclusivamente sulla base della curiosità, della reciproca stima e della passione. Non mi sembra poco.
Il fumetto può interrogare il visibile, comunicare idee o grattare la memoria degli autori: sono le tre categorie che John Berger riconosce come peculiari del disegno e che nel fumetto raggiungono un grado di definizione e chiarezza molto significativo. Si tratta di una forma narrativa che proprio perché “povera” ha più dimestichezza proprio con la categoria della passione.
Forse l’autostrada della fratellanza è ormai un nome archeologico della strada che unisce alcune capitali delle nuove repubbliche, ma a volte le storie e i fumetti possono unire e fare incontrare anche senza asfalto.

Elettra Stamboulis

Suncokreti i stripovi - Girasoli e fumetti

Kada sam bila mala Jugoslavija je za mene bila zemlja suncokreta, automobila prepunih Turaka iz Njemačke i avanture. Prešla sam oko četrnaest ili petnaest puta ono što su zvali «autoput bratstva i jedinstva» od Ljubljane do Beograda, da bih nastavila do Soluna, i tokom svakog putovanja bi se desilo nesto vrijedno pamćenja. To je bilo Putovanje, ono pravo.
Sada je taj put postao nesto drugo. Nema se više utisak da se prolazi kroz kičmu jedne zemlje dinosaurusa, nego se prolazi kroz puno malih država koje liče, ali su odlučile da se zaustave na sopstvenim razlikama.
Generacija koja danas ima šesnaest, osamnaest godina se ne sjeća one države koja je bila Jugoslavija. Dovoljno je toliko malo godina da bi se izgubila memorija jednog identiteta, iako nažalost ideologije ponekad povrate i upotrijebe najgore elemente. Vidila sam vrlo mlade nacionaliste kako se pokrivaju hibridnim simbolima u ovim državama, negdje između nostalgije za Titom i Arkanovim neofašizmom. Zbrka u simbolima (i nažalost i u mislima) je ponekad totalna.
Generacija koja se ovdje predstavlja je na neki način «generacija most». Rođena između «prije i poslije», sjeća se Jugoslavije, ali je odrasla u Former Jugoslaviji. U stanju su da se sa malo nostalgije sjete djetinjstva, baš zato što je djetinjstvo, i zato što je period najslađih sjećanja, ali da sa tim ne prestanu da kritikuju najgore ostavštine stare države. Istovremeno nose «naočale kritike» prema sadašnjici, ali nisu nostalgičari.
To ne znači da stripovi pričaju uvijek i direktno o politici, o hronici, o kritici društva. Sloboda izražavanja u linijama i temama je totalna. Dolazi iz jedne važne tradicije čiji su oni nasljednici.

Naravno, Zograf je postao poznat u devedesetim godinama zbog bombardovanja njegovog grada, Pančeva, i zbog pisama i stripova koje su objavljivali u SAD-u, a poslije i u Italiji, dok je NATO bacala takozvane inteligentne bombe. Ali Zograf je bio aktivan već od kraja osamdesetih i zahvaljujući toj prijašnjoj aktivnosti je imao kontakte sa brojnim crtačima u svijetu.
Njegove priče su objavljivane u publikacijama malog tiraža (kao priča «Mozak i Srce» ili «Not a Sad Story about Death» koja je dio izložbe) ili autoproducirane, ali osnovni elementi njegovog stila su već bili prisutni «in nuce». Pogled nezanesen i začuđen, jak subjektivitet preko kojeg čitalac gleda i čita priče, linija koja preuzima nešto od načina crtanja naivaca. Sve to je bilo prisutno i tada.
Naravno da je iskorak u proizvodnji stripova bio drugačiji, tj. staviti sebe u centar naracije svojih priča. Taj aspekt je postao karakteristična osobina ovog crtača iz Srbije baš uslijed bombardovanja. Zapanjenost pred onim što je doživio i potreba da opiše nastavljanje svakodnevnice u rušenju «nepisanih» pravila ratnog doba su ga naveli da sam postane glavna uloga svojih stripova. Na taj način je želio podvući svoj jaki subjektivni pogled (nije tražio hroniku, novinarsku ili istorijsku) i istovremeno je oštrio percepciju stvarnosti onoga što je opisivao, budući da je jedna od stvari koje se najbrže izgube u ratu svjesnost o onome što se dešava neprijatelju i gdje se nalazi istina u informacijama. Tako se pojavljuje osjećaj ograničenosti (pričam vam piču sa svoje skromne tačke gledišta) i osjećaj autentičnosti (ovo je moj život, ja ga živim).
Ovaj narativni način je postao stilsko obilježje Zografovog rada: i kada nam ukratko i munjevito opisuje grad koji je posjetio, i kada nas pusti da uletimo u njegove snove.
Jaka subjektivnost i emotivna napetost naracije je zajednička crta svih srbijanskim autora koje predstavljamo, bez obzira na grafički stil. Zajednički je taj «kosi» pogled, koji ismijava «normalnost». Kao da je uvijek predvidljivo nešto nezamisljivo. Vjerovatno je to breme njihove generacije.
Iracionalnost realnosti izbija konstantno u Wostokovom radu, ne postajući nikad banalno izvrtanje «normalnog» svijeta. Tu su i konstantni upadi književnosti, skrivena citiranja, aluzije na svijet folklora i na balkanske tradicije: sve to nikada ne postaje pedantno, nego uvijek prevaguje jedna ismijavajuća pažnja na stvarnost ili na njene moguće metafore. Wostok je iz iste Zografove generacije i sa njim dijeli neke osobine. I on je iz jednog malog grada u Vojvodini, i on gaji ne baš racionalne teritorije (Zograf je opčinjen hipnagogijom, dok Wostoka zanima astrologija, što nije sedmični horoskop...). Oboje imaju liniju koja mnogo duguje narodnoj figurativnoj tradiciji. Međutim postoji i mnogo razlika: Wostokova priča se ne koncentriše na autobiografski subjektivizam, nego uzima kao poticaj književnost kulturne tradicije. U nju autor unosi uvijek neke nadrealne, ironične i humoristične aspekte. Posebice humorizam je onaj koji karakteriše priču, u pirandelijanskom smislu, kao element koji nam dopušta da otkrijemo skrivene aspekte svijeta.
Izloženi su i radovi mlađih autora ove jako plodne scene: Maja Veselinović je jedna poliedrična autorica, koja se bavi i ilustracijom i stripom. Dobila je brojne nagrade, aktivno sarađuje sa fanzinima i webzinima. Njeni crteži imaju moć sinteze, koja se teško pronalazi izvan kruga pravih ilustratora i istovremeno zna ispričati ležerno i delikatno priče iz svakodnevnice kao i kratke i munjevite pamflete koji ironizuju o ženskim slabostima (kao npr. kratka priča «Fitness»). I u ovoj autorici moguće i realno se spajaju, stvarajući kritičku maštu koja uveliko širi naše mogućnosti shvatanja stvarnosti. Jedna njoj draga tema je «meta-strip»: možda njena priča «Stripovi su dobri za mozak» najbolje analizira, bez ikakvih dosadnih eseja, koje je Majino mišljenje o tome...
Saša Mihajlović, rođen 1978, je veoma poznat kao autor i u svijetu muzike jer je dizajnirao omotnice CD-ova kultnih grupa. Njegova pop vizija se sudara sa pričama koje ne ostavljaju prostora melasi, koje nisu površne i sladunjave. Rekla bih kiselo-slatke. To su stripovi puni zečića, gljiva, robotića, srca i drugih persuazivnih oblika. Ali ipak ne postoji ništa gadljivo u dešavanjima.
Mr. Stocca djeluje u prostoru koji čine nemirnije i uznemiravajuće forme. Njegov je stil pop koji je osjetio osamdesete i koji podsjeća zbog moći metamorfoze i vizije na francuza Blanquet-a. Paradoks se pojavi i postane slika i dio priče, podsjećajući nas da je mašta neophodni element jednog crteža.
Letač, na kraju, je autor koji dobro predstavlja onaj svijet na granici između eksperimentalnosti muzike i stripa. On je bio učenik u originalnom Zografovom laboratorijskom iskustvu «Kuhinja» (koja se zvala tako jer su se sastajali u kuhinji srbijanskog autora). Njegove prve priče su jedan posve lični pogled na NATO-vo bombardovanje, manje poznat od Zografovog, ali ne i manje interesantan. Njegov odnos sa «maestrom» se materijalizuje u činjenici da je Zograf ponekad i lik u njegovim pričama, ali Letač ima jedan poseban i slobodan stil.

Kontekst i humus bosanskog ambijenta crtača stripa predstavljenih u Sarajevu, zajedno sa izabranim italijanskim autorima, je potpuno drugačiji.
Bosna i Hercegovina ispašta zbog izdavačkih problema, problema koje mnoge male zemlje imaju. Premalen broj čitalaca da bi se mogli pokrenuti eksperimentalni izdavački projekti: strip ima previsoke troškove proizvodnje za male tiraže. Ali, i pored ovih poteškoća, ovaj  vid naracije i umjetnosti postoji, a gaje ga nezavisni crtači i grupa koja vodi projekat Stripopeka. U prošlosti su postojala neka iskustva sa fanzinima, koje je teško sakupiti i katalogizrati.
Stripopeka je iznad svega jedan Web projekat, jedan instrument koji može da dozvoli širok vizibilitet i niske troškove. Sakuplja i izlaže priče bosanskih autora iz cijele zemlje. Zemlje u kojoj nema škola za crtače stripa, ali postoji tradicija i akademsko grafičko obrazovanje. Ko crta stripove to radi jer je na neki način uspio pročitati  nešto. Naravno to što se može pronaći je na drugim jezicima i obično vezano za produkciju mainstream (manga ili poznati američki stripovi) i to djelimično ograničava izbor stila, koji ostaje vezan za tradicionalne načine crtanja.
Ono što najviše pogađa je međutim tematski izbor koji je posebno okrenut osjećanjima, kratki i jaki susreti, detalji iz svakodnevnog života. Neki, kao Boris Štapić, rade za velike firme  kao grafičari i visual dizajneri, ali ne preziru crtane priče. Filip Andronik, koji je jedan od osnivača Stripopeke, stvara i superherojske likove i humoristične priče koje podvlače kontradiktornosti svakodnevnice. Majo Pavlović ima čvrsto grafičko obrazovanje, odličan kvalitet koji je prepoznatljiv i u njegovim stripovima. Saša Perić je i slikar i crtač stripa i taj dvostruki identitet se odražava na njegovu produkciju stripova.
Osobina koja spaja sve ove autore, sve u svemu vrlo različite po stilu, je nužda koju pronalaze u crtanju stripova. Jedna potreba koja naravno ne polazi od komercijalnih špekulacija, nego od čiste jednostavne strasti. To čisto mjesto, bez drugih svrha, gdje svako može biti svoj.

Dvije od tri organizovane izložbe, ona u Sarajevu i ona u Beogradu, ugošćavaju i jednu selekciju italijanskih autora. Iako su međusobno različiti, spaja ih jedno zajedničko nasljedstvo underground, slično po mnogo čemu srbijanskim autorima. Od Baronćanija (Baronciani), muzičara i crtača istovremeno, koji je realizovao svoju knjigu prvo šaljući svoje priče poštom osobama koje bi se pretplatile na njegov projekat, do Vane Vinči (Vanna Vinci), kultne autorice izdavačke kuće Kappa, postoji mnogo nijansi posljednjih tendencija koje se pronalaze u italijanskom autorskom stripu.
Ali ne radi se o jednostavnoj izabranoj kompilaciji, ili o operaciji italijanskog uvoza u inostranstvo: ovi autori su već imali kontakte sa državama bivše Jugoslavije. Squaz-a i Kostantinija (Costantini) su objavljivali prije u Stripburgeru nego u italijanskim časopisima, mnogi od njih su izlagali u okviru GRRR! festivala, festivala koji je prošlih godina vodio Zograf u Pančevu, a i pored toga postoji već godinama jedna mala skupina za razmjenu priča, informacija, izložbi, itd. koja prelazi Jadran i prevazilazi takozvane mostove koje grade internacionalni ili institucionalni projekti. Ti odnosi su potaknuti isključivo radoznološću i uzajamnim poštovanjem i strašću. Mislim da to nije malo.
Strip može ispitati vidljivo, komunicirati ideje ili zagrebati memoriju autora: to su tri kategorije koje Džon Berger (John) prepoznaje kao osobine crteža i koje u formi stripa dostižu jedan vrlo važan nivo definicije i jasnoće. To je jedan oblik naracije koji je, baš zbog toga što je «siromašan», bliži kategoriji strasti.
Možda je autoput bratstva i jedinstva već jedno arheološko ime puta koji veže neke glavne gradove novih republika, ali ponekad priče i stripovi mogu učiniti da se ljudi sretnu i ujedine i bez asfalta.

Elettra Stamboulis